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27 settembre 2016 – La Compagnia Stabile Assai al festival del diritto di Antonio Turco

gennaio 27, 2010 / Posted by in Iniziative

LA COMPAGNIA STABILE ASSAI AL FESTIVAL DEL DIRITTO
Dal 23 al 25 settembre Piacenza ha ospitato il “Festival nazionale del diritto”
Nella presentazione introduttiva del Prof Stefano Rodotà, uno dei più grandi esponenti del Diritto Costituzionale Italiano, si legge:
“la carta tedesca si apre con le parole: “la dignità umana è inviolabile”.
La carta dei diritti dell’Unione Europea si apre affermando lo stesso principio.
La dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 integra la forma tradizionale “tutti gli uomini nascono liberi ed uguali” aggiungendo “in dignità e diritti”.
L’articolo 3 della Costituzione italiana afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale” arricchendo la nozione di dignità di una fondamentale connotazione sociale: essa non deve essere riconosciuta solo alla persona in quanto tale, ma anche nella relazione con gli altri.
Ciò significa che non si tratta solo di affermare un principio morale astratto, ma di concretizzare il riconoscimento dell’uguale valore delle persone – soprattutto quando sono più esposte e vulnerabili – nei contesti in cui si svolge la loro vita; nell’ambiente di lavoro, nei luoghi di cura, a scuola, in famiglia”
Queste affermazioni sono al centro di una iniziativa di enorme valore simbolico in cui la Compagnia Stabile Assai della Casa di reclusione di Rebibbia, diretta dal dottor Stefano RICCA,ha avuto un proprio spazio nella giornata del 24 settembre.
Nella sala dei Teatini, promossa dall’Associazione nazionale “Cittadinanza attiva” con cui, nel dicembre 2015, è stato stilato un protocollo di intesa con la Direzione della Casa di reclusione, si è tenuto lo spettacolo “CHI COME NOI”, dedicato agli scrittori e poeti che hanno vissuto la realtà del carcere, denunciandone la tendenza a creare, spesso, una condizione di disagio mentale nella popolazione detenuto.
Jean Genet, soprattutto Edward Bunker, Arthur Conan Doyle, Gregory Corso, James Ellroy e Jack London sono gli autori che sul tema hanno scritto pagine significative e che sono di riferimento nella costruzione del testo.
L’alienazione mentale che il carcere produce in termini di inevitabile isolamento dalla società civile risulta, così, essere il contenitore cui destinare la rappresentazione di sofferenze individuali e collettive che spesso vengono affrontate con l’uso smodato di psicofarmaci.
Al tempo stesso la follia è sinonimo di poesia e creatività di difficile lettura e comprensione. Nel testo, confezionato secondo i canoni classici della drammaturgia penitenziaria, di cui la Compagnia Stabile Assai è la maggiore espressione italiana, incidono ricordi e drammi vissuti personalmente dai detenuti/attori nel rapporto con la creatività e il loro diverso essere, spesso identificato con la indisponibilità sociale all’ascolto.
Lo spettacolo, scritto da Antonio TURCO e Cosimo REGA, si è avvalso della presenza scenica di Paolo MASTROROSATO, Giovanni ARCURI, Mimmo MICELI, Angelo CALABRIA e dell’agente di polizia penitenziaria Rocco DUCA.
Il gruppo dei musicisti, che da sempre sostengono la colonna sonora delle rappresentazioni della Compagnia, è formato dalla cantante Barbara SANTONI e dai chitarristi Roberto TURCO ed Enzo PITTA( accompagnatori, nella loro carriera, di Rino Gaetano e Sergio Endrigo).
Al termine dello spettacolo si è tenuto un convegno sulla Giustizia riparativa con il contributo della Prof.ssa Patrizia PATRIZI, ordinario di psicologia sociale dell’Università di Sassari, della dottoressa Carla CIAVARELLA dirigente dell’ISSP, dell’avvocata Laura Liberto, responsabile giustizia di Cittadinanza Attiva. e del funzionario pedagogico Antonio Turco.
Si è trattato di una grande occasione di visibilità dottrinale e artistica considerata la valenza eccezionale della manifestazione emiliana. A questo proposito vale la pena soffermarsi sulla presenza di personaggi come Zigmund Bauman, forse il più importante filosofo vivente, come Gustavo Zagrebelskj, Ilda Bocassini, Basma Bourakba, Antonio Albanese, Susanna Camusso e Giuseppe Cascini.